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La leggenda di Nessie – Una bufala degli anni ’30

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Sono trascorsi ben 85 anni dal più recente avvistamento, in Scozia, del famigerato mostro di Loch Ness, soprannominato Nessie.

Verità o leggenda metropolitana?

L’inizio della storia

Sentiamo parlare di Nessie per la prima volta nel 565 d.C., anno in cui un certo monaco di nome San Colombano approdò sul suolo irlandese per divulgare la testimonianza di Cristo.

Colombano recatosi sul lago di Ness mandò uno dei suoi adepti sull’altra sponda per recuperare un’imbarcazione.

In quell’istante una creatura mostruosa emerse dalle acque per uccidere il povero malcapitato; a salvare la pelle al compagno fu proprio il monaco con le sue preghiere, ordinando al mostro di sparire per sempre.

La prima “vera” testimonianza

Non sentiamo più parlare di questa storia per molto tempo.

Finché il 2 maggio 1933 la coppia di coniugi MacKay non riferì al al giornale locale “The Inverness Courier” di aver visto uno strano essere su una delle strade intorno al lago.

Inutile aggiungere che la notizia sollevò un gran polverone.

Da quel momento in poi furono registrati circa 1.081 casi di presunti avvistamenti; tra i più eclatanti risaltò la famosa “foto del chirurgo”, scattata dal medico Robert Kenneth Wilson nei 

pressi di Invermoriston (un piccolo villaggio della Scozia), nel 1934.

Passarono “solo” sessant’anni prima di scoprire la verità.

Nel 1994 la foto fu smascherata dal “Loch Ness Centre & Exhibition” dichiarando che si trattava di un falso: quello che vedete, infatti, non è altro che il modellino di un sottomarino giocattolo.

Christian Spurling, amico di famiglia di Wilson, aveva costruito questo modellino per conto del cacciatore (ma anche attore e regista) Marmaduke Wetherell, deciso a vendicarsi del quotidiano londinese “Daily Mail”.

Mandato in avanscoperta per indagare sulla possibile presenza del mostro di Loch Ness, trovò lungo la strada delle impronte sospette.

Possiamo definirlo uno scherzo di cattivo gusto da parte del tabloid in questione o, più probabilmente, un modo per sfruttare la fama di Nessie, poiché si trattava semplicemente di finte orme create con un portaombrelli e un piedi di ippopotamo essiccato posto alla base.

Non possono certo mancare le testimonianze dei giorni nostri, tra filmati che ritraggono sagome sospette e fotografie ben studiate per attirare l’attenzione.

Il mostro di Loch Ness secondo la scienza

Ipotizzare che un animale del genere possa esistere davvero è alquanto improbabile, anzi da escludere, per varie ragioni:

Non esiste alcuna traccia (seriamente) documentata della sua esistenza.

La creatura preistorica come avrebbe fatto a sopravvivere da sola, senza mai riprodursi? Sarebbe il primo caso d’immortalità nella storia dell’umanità (e del regno animale).

Il lago (il termine “loch” in scozzese indica genericamente un lago) Ness si estende per una lunghezza di 37 km, è largo circa 1.6 km e raggiunge una profondità di 240 metri.

Se Nessie, come viene descritta dai più, è un bestione grande e grosso, predatore per natura, non riuscirebbe a trovare abbastanza cibo per sé e la sua futura ipotetica famiglia.

C’è chi non vuole proprio arrendersi e ipotizza che si tratti di un lontano parente dei dinosauri sopravvissuto, chissà come, all’estinzione.

Per citare il saggio zio Ax, “una bugia ripetuta un secolo. non diventa verità”.

Mistero risolto.

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