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Torta alle carote e mandorle

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Per qualche perversa ragione ho sempre creduto che sotto sotto anche le persone più deludenti o quelle più superficiali nascondano una parte buona.

Forse un lato che nessuno gli permetteva di utilizzare e ha finito per marcirgli dentro.

Ops, stavo ”scrivendo/pensando ad alta voce“.

 rinaldo zoontjes
Artista: Rinaldo Zoontjes

Come avrete capito, non mi limito a scrivere ricette o a raccontare qualcosa della loro provenienza.

Quando approfondisco l’argomento è perché c’è qualcosa d’interessante da dire… una storia dietro a un piatto. Altrimenti utilizzo gli spazi vuoti per riempirli con i miei pensieri, un po’ come una sorta di diario.

Diciamo che questa è la volta del ”diario” e mi va di parlare un po’, senza filtri e senza riflessioni poetiche.

Sono sempre stata estremamente lunatica (oggi è una di quelle volte), ma a parte coloro che mi conoscono bene non è una cosa che di norma do a vedere, preferisco sfoderare solo il lato simpatico e sorridente.

Poi al momento riflettevo su una cosa personale però non scaverò troppo a fondo perché sono abbastanza gelosa della mia privacy.

Della serie “dico ma non dico”.

Senza troppi giri di parole: avevo deciso di entrare cinque minuti su Facebook – visto che negli ultimi tempi sta facendo le ragnatele – e, ovviamente, tra post di amici e quelli delle varie pagine ne ho visto uno in particolare.

E mi sono chiesta… secondo voi è il karma a farlo apposta o è stata una di quelle casualità al momento giusto (se così dovrei definirla)?

Comunque sia la questione è una e una soltanto. Se io desidero qualcosa e nemmeno ci provo, cosa posso sperare di ottenere?

Le cose semplici capitano, ma non è una regola fissa.

In più ho poca pazienza nell’aspettare che “capitino”.

Ammetto che in questi casi sono una persona impaziente.

È impossibile stare con troppi piedi in una scarpa o volerci restare per chissà quanto tempo, scegliere di non rischiare o, peggio, avere paura di farlo.

Bla, bla, bla…

Quante belle parole sprechiamo certe volte. E non significano assolutamente niente.

Non basta dirle con convinzione per crederci, non bastano solo quelle.

Sparendo e rispuntando quando capita.

”La sconfitta è un’eleganza. Per l’ipocrisia di chi si arrende in partenza”… cantano i Subsonica.

Ma a volte è una battaglia persa in partenza. Qualche volta è impossibile o almeno sembra essere così.

Ci restiamo male, ci sentiamo delusi – anche se in fondo sapevamo di dovercelo aspettare – ma poi passa e non ci pensiamo più.

In ogni caso se avete la mia stessa testazza dura e qualcuno riapre la porta solo per farvi conoscere il suo rammarico, allora no, non è possibile lasciar perdere.

Il fatto di parlarsi o vedersi in maniera totalmente casuale o quando si ha un momento libero, non esiste un inizio o una fine, non esiste un’amicizia, un amore o qualunque altro nome vogliate dargli.

Non accontentatevi se esiste un’emozione, di qualunque genere sia. Anche la più infinitesimale.

Nessuno dovrebbe farlo mai.

Non per cercare la perfezione (impossibile trovarla e, secondo me, sarebbe pure noiosa) ma soltanto qualcosa di vero.

Ho sempre pensato che ognuno di noi è speciale a modo suo e se si riesce a vedere oltre se stessi, c’è tutto un mondo da scoprire.

A cui vale la pena dedicare un sorriso.

Il resto è solo rumore, può riempire un attimo ma poi non ci pensi più e ritorni alla tua strada.

Chiusa parentesi (perché alla fine ho scritto più di quanto avrei dovuto fare.)

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INGREDIENTI (PER 6 PERSONE)

  • 250 g di farina 00
  • 50 g di farina di mandorle
  • 50 g di frumina
  • 3 uova
  • 200 g di carote
  • 80 ml di latte
  • 200 g di zucchero semolato
  • 80 ml di olio di semi di girasole
  • scorza grattugiata di un’arancia
  • 1 bustina di lievito vanigliato per dolci
  • 1 pizzico di sale

PREPARAZIONE

Lavorate le uova con lo zucchero utilizzando delle fruste elettriche fino ad avere un composto spumoso e chiaro.

Unite farina, frumina e il lievito setacciati; aggiungete anche il sale e con l’aiuto di una spatola mescolate con movimenti dal basso verso l’alto aggiungendo – un po’ alla volta – anche il latte.

Poi versate anche la farina di mandorle, le carote grattugiate, la scorza grattugiata di un’arancia, il succo e l’olio a filo.

Amalgamate bene il tutto.

Imburrate e infarinate una tortiera a cerniera e versatevi il composto.

Preriscaldate il forno e cuocete il dolce a 170° per circa 40 – 45 minuti.

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